mercoledì 25 marzo 2015

Prima attività (per chi ha insegnato)

Come concordato nel nostro primo incontro, inserisco qui le domande a cui rispondere. Ricordo che questa attività è destinata a chi ha esperienze di insegnamento.

Quale è la sua filosofia dell’insegnamento?
Come insegna?
Che metodologie didattiche utilizza?
Che esperienze con alunni disabili?
È soddisfatto del suo modo di insegnare?

La scadenza per l'inserimento dei commenti è fissata per le 24 del 15 aprile.
Non siete ovviamente tenuti a rispettare l'ordine delle domande nell'elaborazione della risposta.

Buon lavoro!

8 commenti:

  1. Un saluto dall ultima fila

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  2. Qualcuno si è mai chiesto qual è la differenza tra un libro e l’insegnante? Io si da studentessa molto spesso, mi chiedevo ma a cosa serve l’insegnante di una data materia se abbiamo il libro? Negli anni ho trovato una risposta, Il ruolo dell’insegnante è un ruolo molto importante non si basa soltanto di comunicare il sapere o leggere e spiegare una pagina di un libro, ma ha il compito di inoltrare valori di ampio respiro. Una cosa che solo l’insegnante può fare è trasmettere la passione per la sua materia attivando entusiasmi ed interessi per approfondire ed ampliare i processi di apprendimento.
    Per questo ho deciso, ancora prima di conseguire la laurea in architettura, di inviare le messe a disposizione ai presidi. Ed è così che iniziò la mia avventura come insegnante a Milano, insegnante di sostegno. Non è stato facile, assolutamente, neolaureata catapultata in una delle scuole più difficili dell’hinterland con ragazzi che di imparare non avevano alcuna voglia ma frequentavano la scuola per fuggire, anche solo per qualche ora, dai problemi familiari o per evitare di finire in carcere per spaccio. È stata la sfida più grande far capire che oltre alla strada c’ è altro, che andare a scuola non è solo una grande noia e che l’insegnante non è solo chi ti spiega una lezione alla quale non presti attenzione o che è sempre pronto a interrogare ma ha la capacità di comprendere e di costruire l'autostima dei suoi alunni, conquistare la loro fiducia e motivarli ad apprendere per sperare in un futuro migliore.
    In queste realtà l’insegnante di sostegno è veramente una risorsa per l’intera classe. La mia attenzione non è stata mai solamente rivolta agli alunni disabili ma cercavo di coinvolgere tutti quelli che avevano bisogno di recuperare o che avevano bisogno di ulteriori spiegazioni, formando piccoli gruppi di lavoro, fornendo loro rielaborazioni semplificate, schemi e armandomi soprattutto di tanta pazienza. I risultati sono sempre stati positivi. Ogni alunno è diverso, ognuno ha la sua patologia e ha il suo modo di apprendere e i suoi tempi quindi le metodologie di insegnamento devono essere personalizzate.
    A distanza di anni i miei ex alunni ancora mi scrivono dicendomi che sono stata la “prof migliore del mondo” e mi chiamano per avere dei consigli, penso che questi siano dei motivi per essere soddisfatta del mio modo di insegnare.

    Anna Valentina Capirchio

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  3. La mia esperienza di insegnamento, seppur recente, riguarda una classe di concorso (A033-Tecnologia) diversa da quella per la quale sto prendendo l’abilitazione (A057- Scienza degli alimenti), come pure è diversa la tipologia di alunni ai quali mi interfaccio o mi interfaccerò. Nonostante siano diverse le problematiche generazionali, le capacità intellettive e di apprendimento dei ragazzi delle scuole medie da quelli delle scuole superiori, ritengo che l’esperienza acquisita possa essere utile per iniziare il cammino dell’insegnamento, per poter capire le tecniche didattiche più utili e adatte per ogni livello di apprendimento, nonché i possibili errori commessi durante l’insegnamento, essendo consapevole che questo lavoro non è per niente semplice.
    Relativamente alle metodologie applicate nell’insegnamento, di solito propongo una lezione spiegando gli argomenti con parole semplici e cercando di interagire con i ragazzi, facendoli intervenire costantemente in modo da renderli partecipi quando la loro attenzione sta calando. Questo sempre girando tra i banchi e non rimanendo mai seduta alla cattedra in modo da “avvicinarmi” al loro mondo. Quando possibile inserisco lavori di gruppo oppure piccole attività di laboratorio. La fortuna di avere classi non numerose permette di instaurare con loro rapporti più diretti e di andare incontro alle esigenze di molti se non di tutti. Purtroppo non è sempre possibile utilizzare risorse digitali, perché molto spesso la scuola non dispone di lavagne luminose con collegamento ad internet o se presente, lo è solo in classi ridotte. Probabilmente Scienza degli alimenti, come classe di concorso, si presta meglio all’uso di attività di laboratorio e di prove pratiche, rispetto a Tecnologia.
    Durante questi anni di insegnamento sono venuta a contatto con alunni disabili più o meno gravi, con o senza docenti di sostegno, certificati e non. Nel caso di alunni con disabilità senza docente di sostegno ho cercato di aiutare l’alunno fornendo loro mappe concettuali, o consentendo l’uso di pc o testi semplificati, mentre nel caso di verifiche scritte di dare loro un test più semplice o nel caso di prove grafiche di fornire loro una guida personale nella realizzazione della prova, nonché di favorire la coesione tra l’alunno disabile e il resto della classe, attraverso lavori di gruppo. Nel caso di alunni disabili con docente di sostegno mi consulto con il docente in modo da concordare la linea giusta da seguire per la loro istruzione.
    Al termine di ogni lezione, faccio un autovalutazione sul mio modo di insegnare e mi chiedo se ho lasciato qualcosa di istruttivo e utile alla loro vita. Alcune volte non sono contenta di come svolgo la lezione perché vorrei poter utilizzare tecniche e risorse in grado di renderli più partecipi e contenti di imparare, ma spesso mi scontro con le carenti risorse scolastiche, i tempi scolastici sempre più frenetici (verifiche scritte, interrogazioni, gite, programmi da completare, chiusure scolastiche) che riducono il tempo a disposizione per fare qualcosa di diverso. Anche perché ritengo che insegnare non significhi solo formare altre persone e dare loro le conoscenze di base, ma anche quella di trasferire loro l'amore e la passione per la conoscenza, e in particolar modo per la materia che insegno o che andrò ad insegnare, di tirare fuori il meglio di loro, motivandoli, nonché le capacità per affrontare il mondo del lavoro e la vita quotidiana. Per questo ritengo che un insegnante, chiunque esso sia, se insegnante di scuola primaria, di scuola secondaria di primo e secondo grado, e qualunque materia insegni, sia un educatore e quindi la figura più importante dopo quella genitoriale, responsabile non solo dell’istruzione dell’alunno ma anche della sua crescita emotiva e comportamentale.

    Rossella Mignogna

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  4. Per definire la mia filosofia d’insegnamento mi aiuta ricordare la prima esperienza da docente di arte in una scuola di un piccolo paese della provincia di Campobasso, costituita da un’unica pluriclasse composta non solo da alunni di età diversa ma anche di differenti etnie. Certo l’idea di scuola e di insegnamento faceva riferimento alla mia esperienza da alunno in una classe “normale”. Dopo il primo momento di disorientamento mi è tornata in mente una frase riportata su un testo di composizione architettonica che citava: insegnare significa: “convincere, sedurre ed avvincere, convincendo, seducendo ed avvincendo soprattutto se stessi”. Con questa idea ho iniziato a parlare di me, ma soprattutto ho cercato di far parlare loro, abbiamo dibattuto sui rispettivi modi di intendere la materia che ci apprestavamo a studiare cercando di dargli un significato. Sono sempre più convinto che il modo di insegnare non si mette a punto in un'unica soluzione, infatti le esperienze successive mi hanno portato ad operare continue revisioni soprattutto attraverso il continuo contatto con gli allievi.
    Non amo stare seduto in cattedra, preferisco trattare gli argomenti girando tra i banchi perché ciò mi consente un contatto diretto con gli allievi. Mi piace discutere con loro, sedermi talvolta vicino all’uno o all’altro, aiutandoli nello svolgimento del compito assegnato. Quando torno a sedermi mi piace vedere come loro, spontaneamente, avvicinano i banchi alla cattedra e lavorano di fianco a me.
    Personalmente programmo accuratamente la trattazione di un argomento, evitando il più possibile le lezioni ex cathedra. Rispetto alla tradizionale “lezione frontale” ritengo più efficace portare gli allievi, dopo la mia prima esposizione, a esplicitare una personale rielaborazione critica, guidando il loro ragionamento con domande puntuali e accompagnando le risposte.
    Altro metodo sperimentato durante il percorso universitario ed utilizzato nella mia prima esperienza come insegnante è quello dell’apprendimento cooperativo, essendo fermamente convinto della correttezza dell’affermazione di Seneca: “qui docet discit”.
    Cerco inoltre di utilizzare tutti i sistemi che ho a disposizione, come la LIM, che consente di viaggiare attraverso l’argomento trattato o slides precedentemente preparate.
    Negli ultimi anni ho avuto più incarichi su posto di sostegno. L’esperienza di quest’anno riguarda un alunno con diagnosi riferita a disturbo da deficit di attenzione ed iperattività. L’alunno ha evidenziato disordine totale nella gestione del proprio spazio e del materiale di lavoro, scarsa attenzione, necessità di essere al centro dell’attenzione, tendenza a prevalere nei confronti dei compagni e frequenti sbalzi di umore, che portavano spesso all’interruzione della lezione. Ciò mi ha fatto riflettere su quanto fosse opportuno accorciare i tempi di lavoro facendo lunghe pause, proponendo l’argomento di lezione con riferimenti alla sua esperienza quotidiana, costruendo occasioni di gioco per favorire la comprensione degli argomenti che si stavano trattando. Man mano poi ho cercato di prolungare la sua permanenza in aula, stimolando i suoi interventi durante la lezione, evitando al tempo stesso situazioni di competizione, e di migliorare il rapporto con i compagni correggendo talvolta anche il comportamento del resto della classe.
    Ad oggi la permanenza attiva e costruttiva in classe è notevolmente aumentata, anche gli episodi di “insofferenza” sono molto meno frequenti, spero che alla fine di quest’anno il lavoro che sto facendo possa essergli “almeno un minimo” di aiuto.
    Non sono mai abbastanza soddisfatto del mio modo di insegnare!

    Carmine Petti

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  5. Parto dal presupposto che la mia esperienza da insegnante è ancora acerba, visto che mi sono affacciata al mondo lavorativo della scuola solo da poco tempo, ma ho ben chiara l’idea di come questa figura sia di fondamentale importanza per i ragazzi in fase di crescita.
    L’insegnamento a mio avviso non può ridursi solo a semplice trasmissione di nozioni ma deve essere parte integrante della formazione dei ragazzi, essere di supporto alle famiglie, trasmettere valori e passione per quello che si fa e che si va ad insegnare. Ho avuto la fortuna di poter iniziare il mio percorso lavorativo qui in Molise, una realtà che mi appartiene e sicuramente meno problematica di tante altre.
    Nella mia esperienza ho cercato di pormi agli studenti non come qualcuno da temere ma come una figura che, insieme ad altre, può contribuire alla costruzione del proprio bagaglio culturale.
    Superato il primo periodo d’inserimento all’interno delle classi (perché anche gli insegnanti, soprattutto quelli che come me sono interpellati per supplenze brevi, vivono sulla propria pelle “l’inserimento scolastico” come gli alunni al primo anno!!) ho provato a ottenere la loro fiducia motivandoli nello studio, facendo capire loro che ero disponibile al confronto e ad aiutarli laddove si fossero presentate delle difficoltà. Ho potuto costatare che l’approccio degli studenti alle discipline scientifiche non per tutti è appassionante, ma talvolta risulta “ostico”; è in quest’ultimo caso che ho cercato di motivare gli alunni un po’ più reticenti a capire e ad avere la voglia di scoprire come, ad esempio, sia fatta l’aria che respiriamo, come è costituito il nostro corpo, perché ci ammaliamo e tutta una serie di quesiti ai quali oggi so dare una risposta, ma che da ragazzina suscitavano in me grande curiosità. Ho cercato di unire le classiche lezioni frontali a lezioni più interattive aiutandomi talvolta con presentazioni o organizzando gruppi di lavoro sulle tematiche per le quali avevo rilevato maggiore interesse da parte della classe. È stato appagante vedere con i miei occhi alunni che proponevano degli approfondimenti o che mi facevano domande che andavano oltre la semplice pagina di testo, perché in quel caso ero riuscita a suscitare in loro il desiderio di saperne di più.
    Questo credo sia il punto cruciale del lavoro dell’insegnante, trasmettere la voglia di conoscenza e aiutare gli studenti ad apprendere nel modo migliore.
    Non mi è mai capitato di essere in classe con alunni “con bisogni speciali”, ma ora che sto svolgendo il mio tirocinio a scuola sono sempre più convinta che il ruolo dell’insegnante di sostegno sia necessario per il loro apprendimento ma soprattutto come mediatore sociale nell’inserimento nel gruppo classe. Ovviamente la collaborazione del docente con l’insegnante di sostegno è fondamentale affinché, sia a livello curricolare che umano, la persona disabile sia supportata nel modo migliore.
    Dire di essere soddisfatta del mio modo di insegnare credo sia eccessivo, almeno per ora che ho ancora poca esperienza e tanto da imparare in termini di didattica, ma penso di essere sulla strada giusta per poter trasmettere ai miei futuri studenti la voglia di conoscere ed essere per loro un punto di riferimento.

    Marilena Di Buono

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  6. Salve a tutti

    La mia prima esperienza con l’ insegnamento è stata una supplenza di circa due mesi con un ragazzo disabile con sindrome di Down. All’ inizio ero un po’ spaventato, ma a lungo andare si è rivelata un’ esperienza importante , soprattutto dal punto di vista umano. Poi sono arrivate delle supplenze seppur brevi, di Educazione Fisica. Quello che ho potuto capire è che prima di poter instaurare un rapporto didattico e di insegnamento apprendimento, bisogna cercare di creare un rapporto umano con gli alunni, di empatia e fiducia gli uni nei confronti dell’ altro e viceversa. Il ruolo di insegnante, nel mio caso di Scienze motorie, deve avere intanto una funzione educativa, attraverso valori come il corretto stile di vita, benessere psico fisico, lealtà , fairplay, collaborazione e cooperazione con i compagni. Per quanto riguarda la metodologia didattica , faccio un utilizzo frequente di lezioni frontali, quasi sempre in palestra, anche se si tratta di argomenti di teoria di unità sportive, in classe se si trattano argomenti scientifici. Naturalmente in alcune lezioni in palestra, gli alunni sono più liberi di scoprire se stessi e il loro corpo tramite esercitazioni con meno input da parte dell’ insegnante. Ho avuto esperienze di insegnamento che mi hanno soddisfatto maggiormente rispetto ad altre, lì dove sono riuscito ad instaurare un rapporto più sincero e di fiducia reciproca col gruppo classe. Il sapere, la padronanza della materia, la cultura ed il continuo aggiornarsi dell’ insegnante, sono ovviamente alla base del processo di apprendimento degli alunni.



    Giovanni D’Abramo

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  7. Salve a tutti
    Insegno in un Istituto Paritario da due anni Biologia , Scienze della Terra ed Anatomia . Sin da piccola mi ha appassionato questa professione perché mi piace stare a contatto con i giovani che rappresentano il futuro della società anche se non è sempre facile rapportarsi con loro. Il compito dell’insegnante ,secondo il mio parere, non si limita alla conoscenza della materia ma bisogna presentarla in modo comprensibile agli alunni. Penso che il ruolo dell’insegnante debba tener conto dei cambiamenti culturali e politici che hanno interessato la scuola italiana.La figura del docente oggi ha una nuova professionalità in quanto conoscitore delle scienze dell’educazione del proprio ambito disciplinare ma soprattutto del processo bio-psichico e culturale del soggetto in relazione agli altri soggetti in grado di prevedere il disagio attraverso la progettazione di eventi formativi differenziati e mirati alla persona coinvolgendo la scuola,la famiglia e il mondo extra-scolastico Durante il percorso d’insegnamento che ho intrapreso ho messo al centro l’alunno tenendo conto degli obiettivi formativi e specifici di apprendimento,i piani di studio personalizzati,la didattica laboratoriale ,la valutazione autentica ,la flessibilità organizzativo-didattica,,l’equipe pedagogica e la corresponsabilità delle famiglie nell’azione educativa della scuola. Inoltre ,ho cercato di tener conto delle differenziazioni degli studenti per cui ho tentato di attuare un percorso didattico che tenga conto delle esigenze dei vari alunni . Per quanto riguarda la mia esperienza ho avuto alunni tranquilli che partecipavano attivamente alle lezioni e altri che provenivano da famiglie disagiate e che facevano fatica a seguire le lezioni con attenzione. Ho cercato,quindi,di progettare un percorso parallelo ai contenuti disciplinari per accrescere gli stimoli e risvegliare la curiosità e il desiderio di imparare . Ho constatato negli alunni un sempre più diffuso analfabetismo scientifico a causa di una profonda demotivazione all’apprendimento e alla partecipazione per cui ho cercato di interessare tutti proiettando dei filmini che risultassero loro più congeniali riuscendo ad elaborare meglio i concetti di base. Inoltre ,per catturare maggiormente la loro attenzione oltre alle lezioni frontali ho proiettato anche slides . Per sollecitare ulteriormente la partecipazione della classe e la discussione sui temi studiati ho sollecitato la formazione di gruppi di studio in cui i giovani hanno imparato a confrontarsi con gli altri, a rispettare i diritti e le opinioni altrui e a lavorare insieme per la soluzione di problemi e progetti comuni. Infine ,ho attivato esperienze concrete facendo partecipare gli alunni alle attività di laboratorio (come ad esempio la visualizzazione della cellula al microscopio).Quest’anno ,inoltre, mi è capitato di avere in una classe un alunno dislessico i cui genitori non accettano la condizione di diversità del figlio per cui non hanno richiesto un insegnante di sostegno . Nel caso specifico è stato necessario tenere delle lezioni diversificate per questo studente per cercare di metterlo al pari con gli altri come ad esempio prove scritte semplificate .L’impegno profuso in questi mesi nella didattica mi ha dato gratificazioni in molte classi anche se i supporti didattici on-line sono risultati spesso carenti per mancanza di fondi. Spero che in un futuro non molto lontano si possa comprendere l’importanza fondamentale della scuola che forma i giovani che rappresentano le forze lavorative e dirigenziali del nostro Paese.
    Luana Caramelli

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  8. So che potrà sembrare una frase fatta, ma fin da piccola il mio sogno è stato quello di diventare una docente, è stata la mia professoressa delle scuole medie a far nascere in me questa "insana passione". Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche e la Magistrale in Filologia, Letteratura e Storia dell'Antichità, già dai primi anni di università ho insegnato, soprattutto in istituti privati. Dalla fine di ottobre di quest'anno ho invece preso servizio in una scuola media di un paesino dell'appennino modenese, insegnando italiano e storia in una seconda classe.
    Ho sempre creduto che l'insegnante dovesse principalmente trasmettere il suo sapere agli alunni, provare in tutti i modi ad interessarli alle materie trattate. Di norma evito di tenere unicamente lezioni frontali e mi impegno a coinvolgere i discenti nelle spiegazioni, permetto loro di intervenire con domande sugli argomenti di volta in volta affrontati, perché credo che la partecipazione sia fondamentale. Accade spesso che ci siano alunni più interessati e motivati, provo a far sì che siano questi a coivolgere e sostenere gli elementi apparentemente più svogliati. Soprattutto nell'ambito dell'insegnamento della storia sono solita favorire i lavori di gruppo, fornisco mappe concettuali che è mia premura spiegare per introdurre gli argomenti trattati e faccio svolgere attività fornite dai testi adottati. Cerco sempre di tenere presenti le esigenze di ognuno e normalmente mi soffermo sulla spiegazione, anche reiterata più volte, degli argomenti che possono risultare più ostici. Quest'anno nella mia classe era presente un DSA che, dietro segnalazione dei genitori, ha ottenuto la certificazione; seguiva senza incontrare eccessive difficoltà, era disgrafico e disortografico e aveva una certa lentezza nella lettura; inizialmente l'ho dispensato dalla lettura ad alta voce, ma successivamente è stato lui stesso a chiedermi di leggere in classe e correggere gli esercizi assegnati per casa. Gli ho permesso di utilizzare mappe e tabelle durante le verifiche scritte, che erano leggermente semplificate rispetto al resto della classe. Mi sono confrontata anche con due alunni BES, pluriripetenti, caratterizzati da esigua voglia di studiare e scarso impegno, studenti stranieri con situazioni familiari difficili. Per quanto possibile ho cercato di alleggerirli da un eccessivo carico di studio, ho fornito loro le medesime verifiche dell'alunno DSA e mi sono “accontentata” del poco che facevano, che però non era sufficiente.
    Credo fermamente che l'insegnante debba essere in grado di appassionare e coinvolgere i propri alunni, perché non esistono materie noiose di per sé, ma solo alunni poco motivati: con la giusta motivazione si può interessare i ragazzi allo studio di qualsiasi disciplina. L'insegnante deve, inoltre, formare i cittadini di domani, le persone suelle quali si reggerà la società futura, è portatore di un sapere che esula dai contenuti meramente disciplinari e, proprio in virtù del suo importantissimo ruolo, credo che dovrebbe essere maggiormente considerato dai politici e dalle istituzioni tutte. Una delle più grandi soddisfazioni che mi ha dato il mio lavoro è stata riuscire ad aiutare alunni con difficoltà di apprendimento, in particolare una studentessa che a detta sua aveva sempre avuto problemi di memoria e difficoltà nello studio mi ha ringraziata perchè l'ho fatta appassionare allo studio della storia.
    Nel complesso sono abbastanza soddisfatta del mio metodo di insegnamento, ma sono consapevole di avere ancora molto da imparare e tanta strada da fare per migliorare e crescere come docente. Il vero insegnante non è colui che scrive un libro, ma chi è capace di scrivere nell'animo dei discenti ed io mi auguro, un giorno, di riuscire a farlo.

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